Army of Two: the Devil’s Cartel

Dal sito:  http://www.spaziogames.it

 

Se c’è un inferno per gli sviluppatori, è probabilmente un luogo dove demoni armati di frusta li costringono a pubblicare anno dopo anno giochi identici fra loro, senza libertà creativa alcuna né la possibilità di introdurre qualche idea interessante nel loro progetto. E’ curioso come a volte l’industria reale dei videogiochi si avvicini a questo immaginario luogo di tortura dellesoftware house, con team di sviluppo che si vedono impegnati in progetti di una banalità inumana, percepiti come appetibili alla massa dei videogiocatori.Ora, parliamoci chiaro. Ma molto, molto chiaro. La creatività nell’industria non è morta, né è vero che l’originalità nei videogiochi è stata uccisa dai marchi più noti. Se ci sono delle grosse macchie oscure è dovuto solo alla cecità di certi CEO/distributori, che non si rendono conto di come si muove il mercato, di cosa chiede il pubblico e di quali siano le vendite effettive a cui un prodotto di una certa tipologia può aspirare, e pertanto finanziano creazioni il cui fallimento è talmente certo da essere l’equivalente di un dardo al curaro in un occhio per un gruppo di programmatori (precisiamo, il discorso è generalizzato, non diretto solo al distributore coinvolto nella creazione del titolo odierno). Visceral Montreal è stata centrata in pieno da quel dardo. Il suo ultimo lavoro, Army of Two: The Devil’s Cartel, ha segnato la fine della casa. EA ha “lasciato andare” tutti gli sviluppatori, per evitare perdite eccessive dovute anche alle previste vendite non eccezionali del titolo in questione, in una situazione monetaria già non rosea. Non che questi ragazzi non fossero talentuosi, ma si sono trovati a sviluppare un progetto segnato in partenza, appartenente a una serie il cui nome non è certo mai stato sinonimo di qualità eccezionale o acquisto inevitabile per ogni videogiocatore.

Vediamo se sono riusciti a lasciare un’eredità decente, seppur costretti a tuffarsi nel tunnel della piattezza prima di chiudere la loro parentesi.

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autore Aligi Comandini (Pregianza) del 

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