Black Knight Sword

Dal sito:  http://www.everyeye.it

Goichi Suda è un tipo davvero controverso, quasi enigmatico.
Uno spartiacque videoludico tra stravaganza e perbenismo, con oltre 40 anni alle spalle e “51” dichiarati nel nome.
Un personaggio talmente eccentrico che pare quasi scontato trovare foto che lo ritraggono vestire, in maniera del tutto disinvolta, i panni di Travis Touchdown, protagonista di una delle sue opere, diffuse più per compiacere il suo ego che per mere questioni pubblicitarie. Di certo Travis è uno dei personaggi da lui più amato, e al quale ha prestato maggior attenzione, tracciando il profilo di un killer otaku in preda agli ormoni armato di spada laser presa su E-bay. Un chiaro esempio di come genio e sregolatezza possano coesistere in un unico individuo.
Un uomo, Suda 51, dotato di un estro creativo fuori dal comune e troppo spesso sul banco degli imputati per via delle sue scelte in ambito videoludico.
A lasciare basiti a tutt’oggi sono più le trovate bizzarre all’interno dei suoi giochi che i giochi stessi. Almeno quanto i personaggi partoriti dalla sua mente, da manigoldi messicani a procaci majorette cacciatrici di zombie, passando per assassini schizofrenici e investigatori al limite del surreale.
E come è vero che dietro a un grande uomo c’è sempre un grande staff, indiscussi sono i meriti del suo studio, Grasshopper Manufacture, che negli ultimi anni ha dedicato parte del proprio tempo a una serie di progetti sviluppati a quattro mani con altre Software house, Level-5 (Liberation Maiden) in primis.
Proprio la collaborazione con una di queste, Digital Reality, (già rodata con l’ottimo Sine Mora, uno shooter a scorrimento orizzontale di innata bellezza), ha fatto scoccare la scintilla da cui ha preso vita Black Knight Sword. (leggi articolo) 

 

autore : Luca Manni 


 

Dal sito:  http://www.spaziogames.it

Lo studio di Grasshopper Manufacture ha portato sulle nostre console alcuni dei giochi più pazzi e stilosi degli ultimi tempi. No More Heroes, Shadows of the Damned e più di recente Lollipop Chainsaw, sono soltanto alcuni tra i più celebri lavori grazie ai quali questa casa giapponese dall’incredibile inventiva sembra essersi guadagnata il rispetto e la fiducia di tantissimi videogiocatori moderni.
E’ anche vero, però, che per quanto badass e dannatamente sopra le righe, alcuni degli ultimi titoli della squadra di Suda 51 erano afflitti da palesi difetti strutturali che non hanno permesso loro di avvicinarsi alla perfezione. Eccezion fatta, s’intende, per quel Sine Mora co-sviluppato dagli ungaresi di Digital Reality e sbucato sugli scaffali digitali di Xbox Live ormai più di un anno fa, un prodotto aggraziato e squisitamente old-school che di certo rimarrà impresso nei nostri ricordi per molto, molto tempo.
Quindi sarà stato per il ritorno del connubio Grasshopper-Digital Reality, o forse per quell’aria un po’ da diorama, un po’ da vecchia pellicola di Tim Burton che si porta dietro ma, fin dal giorno dell’annuncio, Black Knight Sword sembrava anche lui un mezzo capolavoro in attesa solo di essere scoperto. Ebbene, dopo una prova approfondita, quello che ci apprestiamo a descrivervi è invece l’esatto contrario: un mezzo fallimento.  (leggi articolo) 

autore:  Andrea Rubinodel


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