Papo & Yo

Dal sito: http://gamesurf.tiscali.it

Sempre più spesso il media videogioco viene utilizzato come vero e proprio mezzo espressivo, che va a toccare temi piuttosto delicati o importanti. Stavolta però ci troviamo davanti ad uno dei pochi casi in cui il videogioco diventa esplicitamente autobiografico: Papo & Yo infatti nasce dalla mente di Vander Caballero, game designer che in passato lavorò per Electronic Arts e la cui infanzia tormentata è stata la molla per la creazione di questo gioco. Vittima di un padre violento ed alcolista, Caballero tenta di esprimere il rapporto di amore-odio verso il genitore con un gioco piuttosto originale, sia nella presentazione che nelle meccaniche.  Il protagonista è Quico, bambino di colore che vive in una favela brasiliana e che fugge dalla sua triste realtà attraverso visioni fantastiche e distorte. Nella sua immaginazione la baraccopoli diventa viva, animata, coloratissima; con edifici impossibili che si muovono o cambiano aspetto, solitamente azionando dei graffiti-interruttori sulle pareti. Il gioco è sostanzialmente un platform con enigmi molto facili, in cui si avanza speditamente attraverso percorsi semplici e lineari. Le intuizioni di gameplay sono interessanti, ma risultano puntualmente più coreografiche e visivamente appaganti che non ludicamente valide: premendo interruttori o ingranaggi appariranno scale o piattaforme dalle mura, spostando scatoloni faremo fluttuare e sposteremo edifici in tempo reale. Il tutto risulta molto suggestivo e bello da vedere, e talvolta la colonna sonora ci accompagnerà in questa progressione surreale generando un effetto molto evocativo. Purtroppo il gioco in sé è molto facile e ludicamente povero, tanto che non abbiamo né avversari da combattere né collectibles o bonus. (leggi articolo) 

autore;  Massimiliano Pacchiano (30-08-2012)


Dal sito http://www.eurogamer.it

Sono sicuro che molti di voi non avranno mai sentito parlare di questo gioco, nato dalla mente di Vander Caballero, un ex dipendente di EA Canada che ha ideato le serie di Army of Two e contribuito al successo di serie quali FIFA, Need For Speed, The Sims e molte altre. Nel 2010 Vander decide di lasciare Electronic Arts e fondare lo studio Minority, team che ora vanta quasi venti persone al suo attivo.

Durante l’ultima GamesCom appena conclusasi in quel di Colonia, ho avuto la fortuna (è proprio il caso di dirlo) di incontrare Vander che gironzolava nello stand Sony e di chiedergli perché mai un girettore creativo come lui avrebbe dovuto lasciare una società come EA per fondare il proprio studio.Mi sentivo come un uccellino in gabbia. Volevo spiccare il volo ma i piani alti non mi hanno mai voluto dare questa possibilità. Oramai si preferisce dare seguiti a brand già collaudati piuttosto che rischiare di lanciare prodotti nuovi e originali”.

“Avendo ottenuto una buona maturità artistica, ho voluto lasciare EA e fondare il mio studio insieme ad amici e collaboratori. Avevo voglia di raccontare storie nuove, in particolare la mia storia, vista sotto gli occhi Quico”.

Il mondo di Papo & Yo trasuda sangue latino e lo si capisce dalle sue centinaia di case ammucchiate in ogni dove, col sole tropicale che acceca il giocatore e le splendide note delle chitarre acustiche che riecheggiano per le strade. (leggi articolo)

autore;  Manuel Stanislao  5 settembre, 2012


 

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