Rainbow Moon

Dal sito: http://multiplayer.it

li RPG strategici “made in Japan” continuano purtroppo a rimanere, salvo rare eccezioni, quasi un tabù per gli utenti europei, o almeno per coloro che non si sono mai rivolti al mercato import dagli USA. Certo, la strada da percorrere è ancora lunga e i titoli del genere in versione PAL non sono tantissimi, specie se rapportati ai mercati americani o nipponici. Tuttavia qualcosa ogni tanto pare muoversi e grazie anche al lavoro di piccole ma valide software house gli appassionati possono godere di prodotti interessanti alla Disgaea o La Pucelle: Tactics.  Proprio ai prodotti sopraccitati appartiene Rainbow Moon, l’ultima fatica in ordine di tempo del team di sviluppo SideQuest Studios, gruppo tedesco messosi in mostra nel recente passato in particolare con titoli quali Söldner-X e Söldner-X 2: Final Prototype, due sparatutto a scorrimento orizzontale vecchio stile che hanno riscosso un buon successo a livello di critica e di pubblico. Come la coppia di prodotti appena citata, anche il gioco trattato in questa recensione potrebbe tranquillamente appartenere idealmente alla vecchia scuola, trattandosi di un gioco di ruolo strategico con combattimenti a turni e visuale simil isometrica, che strizza palesemente l’occhio a titoli quali Final Fantasy Tactics, oltre che a quelli di NIS già citati, anche se in forma minore. Il gioco narra del giovane Baldren, che per una serie di circostanze apre un varco dimensionale e finisce in un mondo pacifico e tranquillo, almeno fino a prima del suo arrivo, visto che involontariamente il ragazzo porta con sé un esercito di creature malefiche che trasformano il pianeta in un autentico Inferno. Al giovane eroe e ai suoi cinque futuri compagni d’avventura il compito di porre rimedio alla catastrofe e di trovare un modo per permettere al protagonista di tornare nel suo pianeta. Da quanto appena descritto appare evidente il fatto che il titolo non brilli certo per una trama originalissima o particolarmente intrecciata. dare quindi una certa forza al prodotto è il gameplay, il quale si mantiene su quello stile classico che gli appassionati di genere hanno imparato a conoscere nel corso degli anni in decine di prodotti di genere. C’è una mappa vasta che invita all’esplorazione di scenari molto ampi e colorati, ricchi di particolari e coi soliti villaggi abitati in cui interagire con la gente; poi ci sono i nemici ben visibili sullo schermo e quindi quasi sempre evitabili, e, infine, coloro che rappresentano il fulcro dell’esperienza ludica di ogni GDR strategico che si rispetti, cioè i combattimenti.  Questi si svolgono sulla tradizionale mappa a scacchiera, dove, rispettando l’apposito turno e quello degli avversari, si possono impartire gli ordini ai membri del party (solitamente composto da tre elementi, dopo la parte iniziale in cui si controlla solo il protagonista -ndr) posizionati su di essa. Attacchi normali, speciali, fisici o magici, i cui danni inflitti variano a seconda del tipo di arma e di sensibilità elementale di coloro che li subiscono, uso di pozioni curative e artefatti in grado di donare temporaneamente una maggiore resistenza ai colpi potenziando la difese del gruppo sono solo alcune delle cose fattibili durante la battaglia. Nulla di originale, eclatante o profondo tatticamente come magari si può trovare nei titoli di Nippon Ichi, è vero, ma lo stesso in tal senso il titolo risulta piacevole e ben realizzato in questi frangenti. Al termine di ogni scontro si ottengono i canonici punti esperienza che servono per salire di livello, anche se c’è da dire che per incrementare le varie statistiche inerenti abilità quali ad esempio la forza o la velocità di ciascun eroe occorre spendere delle apposite gemme chiamate Rainbow Pearls che si racimolano dall’uccisione dei nemici nonché dal contatto con alcuni appositi personaggi che si incontrano durante il proprio cammino. (leggi articolo)

autore;  Massimo Reina, 17 luglio 2012


 

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