Spirit Camera: le memorie maledette

DAl sito http://gamesurf.tiscali.it

Siamo sempre tutti restii ad aprire il portafoglio quando si tratta di dover spendere, anche se si tratta di coltivare la nostra passione preferita, per questo ci informiamo. Pareri di amici, video, recensioni ed è per questo che state leggendo queste righe. Spesso siamo abituati a quantificare la spesa in base al numero di poligoni mossi dalla macchina, alla durata dell’avventura o più semplicemente (inutile girarci intorno) a quanti nemici è possibile far fuori e con quante diverse bocche da fuoco. Inutile girarci attorno. Parole come Longevità, giocabilità ecc ormai le mastichiamo tutti nell’ambiente. Proprio per questo oggi parliamo di un gioco “brutto” nel senso classico del termine, eppure così stranamente affascinante: Spirit Camera le Memorie Maledette. roject Zero 5?
Prodotto controverso, già partendo dall’analisi del titolo. Perché non “Project Zero: Il Diario Viola” come ci propone invece il menù di gioco al posto del solito e stantio “Storia”? Nonostante si tratti solo di un nome, sarebbe stato un buon punto di partenza per far leva sul pubblico di affezionati che Tecmo-Koei coltiva dai primi anni 2000. Chiamiamolo sequel, chiamiamolo spin-off, fatto sta che Spirit Camera si presenta a tutti gli effetti come un vero e proprio capitolo del celebre Project Zero (o Fatal Frame che dir si voglia).
Abbandonate però le tinte survival e abbracciate le meccaniche delle avventure testuali, Spirit Camera, più che per la storia, merita di essere giocato per l’innovativo sfruttamento delle peculiarità del 3DS. Non che non sia presente una storia intrigante e meritevole, ma è pur sempre vero che non tutti reagiranno alla stessa maniera di fronte a dialoghi su dialoghi scambiati quasi sempre con un solo PNG e infarciti di continui rimandi ad un gusto per l’orrore tipicamente nipponico.
Lasciando ai giocatori il piacere di addentrarsi nelle vicende Diario Viola, si diceva prima di come Spirit Camera offra un modo tutto suo di affrontare un videogame e lo fa grazie allo sfruttamento intensivo ed estensivo della realtà aumentata. Oltre a una copia del gioco, alloggiato nella plasticosa scocca bianca che tutti conosciamo, trova spazio proprio il Diario Viola di cui sopra, pronto a portar via la faccia (occhi e bocca) a chiunque sia così stolto da avventurarsi nella lettura. Caro diario…
Abbandonato ogni pregiudizio nei confronti di tale lettura, il piccolo libricino (16 pagine) che accompagna il gioco rappresenta a tutti gli effetti uno degli elementi fondamentali dell’esperienza di gioco, l’altro rappresentato dalla Camera Obscura tanto cara ai fan dei vecchi Project Zero. Armati di diario maledetto e camera fotografica esorcizzante (il vostro 3DS), l’associazione logica deducibile è quella di far interagire i due oggetti tra di loro, ed è proprio su tale reciprocità che si basa l’esperienza di Spirit Camera. Interagendo con il fantasma della giovane Maya e proseguendo con l’analisi del Diario, si viene di volta in volta catapultati in piccole prove che richiedono l’osservazione del libercolo, il superamento di alcuni mini giochi basati sulla realtà aumentata o l’esorcismo degli spettri in pieno stile Project Zero. Vista l’esile durata dell’avventura e l’ingegnosità richiesta da alcuni rompicapo sarebbe un peccato svelare qui adesso alcuni momenti decisamente azzeccati, ma non è difficile immaginare pagine bianche che una volta analizzate attraverso la camera svelano inquietanti scritte col sangue, spiriti maligni pronti a sbucare fuori da vecchie foto sbiadite o fantasmi che vi circondano mentre si aggirano per la vostra stanza. Grazie all’idea di rendere il giocatore realmente protagonista delle vicende, i giroscopi della console sono sfruttati al massimo per fornire un’esperienza di gioco a 360°. Sentire una voce (rigorosamente muniti di cuffie) e voltarsi per trovarsi alle spalle una mano tesa è un’esperienza che difficilmente potreste vivere altrove. Se siete di quei giocatori che ancora riescono a farsi trasportare da meccaniche puramente narrative (la storia viene raccontata prevalentemente tramite dialoghi, appunti e di rado qualche sequenza filmata) e a cui piace farsi spaventare ingenuamente, Spirit Camera non potrà non colpirvi. ( leggi articolo) 

autore: Nicola Caso – (13-07-2012)


Dal sito:  http://multiplayer.it

Spin-off della celebre saga Project Zero, Spirit Camera: Le Memorie Maledette è un titolo assolutamente encomiabile nella sua ricerca dell’innovazione. Anziché proporre una versione ridotta del gameplay della serie principale, infatti, Tecmo Koei ha preferito battere un sentiero ancora largamente inesplorato, unendo elementi classici del genere survival horror ad uno sfruttamento estensivo della fotocamera del 3DS e del relativo supporto per la realtà aumentata. Un progetto senza dubbio affascinante, che purtroppo però non è stato assolutamente in grado di convertire le proprie idee in un prodotto soddisfacente dal punto di vista ludico.    l primo dei (tanti) problemi di Spirit Camera: Le Memorie Maledette coinvolge l’impianto narrativo, inconsistente, raffazzonato e sbrigativo soprattutto nelle premesse: l’utente viene informato da poche righe di testo di essere lo sfortunato destinatario di un pacco anonimo contenente una macchina fotografica ed uno strano diario (ovvero il 3DS ed il libretto compreso nella confezione): da qui in poi la trama si dipana fra i più banali e ritriti clichè dell’horror di matrice nipponica, senza concedere nemmeno un brivido lungo la schiena. Non esattamente una partenza con il turbo per un titolo che punta così tanto sull’atmosfera, anche se -come vedremo- non è certo questo il peccato più grave del prodotto Tecmo Koei. Nelle intenzioni degli sviluppatori, Spirit Camera: Le Memorie Maledette avrebbe dovuto rappresentare una nuova frontiera nell’utilizzo della realtà aumentata nel videogioco, alternando sequenze di gameplay più classiche ad interazioni fra la fotocamera del 3DS e il cosiddetto Diario Viola, un libretto costituito da 16 pagine di immagini.  Fondamentalmente, per proseguire nell’avventura è necessario anzitutto inquadrare la pagina giusta tramite l’obiettivo della console: a livello teorico tale processo dovrebbe sottostare all’analisi degli indizi raccolti, peccato però che lo spessore esiguo del libretto ed il suo essere quasi sempre sequenziale agli eventi nel gioco riducano la cosa ad una mera azione meccanica priva di qualsivoglia gratificazione. (leggi articolo) 

autore:  Fabio Palmisano  Pubblicato il 10 luglio 2012


 

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