Starhawk

Dl sito : http://multiplayer.it

A cinque anni dal primo capitolo, l’esclusivo sparatutto “totale” per PlayStation 3 Warhawk, Sony torna a mettere in scena battaglie su larga scala per trentadue giocatori, portandosi in dote numerosi cambiamenti e addizioni, a partire dal titolo, per l’appunto Starhawk, che ci fa ben capire che si trascenderanno i confini dei pianeti. Oltre a questo c’è stato il cambio di sviluppatore, LightBox Interactive ha preso il posto di Incognito, e più in generale è possibile parlare di un ampliamento delle meccaniche di gioco, riassumibili in scontri nello spazio e nella strana, ma riuscita fusione, tra RTS, ovvero strategico in tempo reale e tower defense. Se poi volessimo racchiudere in questo incipit quanto di nuovo Starhawk propone, potremmo anche dire che l’offerta di gioco si compone anche di una inedita campagna, che nonostante i cliché di una storia fantascientifica poco interessante, ha il pregio di introdurci gradatamente a tutte le nuove feature costruttive del gioco. Insomma un tutorial “espanso” sotto forma di storia, con i suoi pregi e i suoi (numerosi) .Emmet il Costruttore La campagna, della durata complessiva di circa cinque, sei ore, ci porta nello spazio durante la corsa all’Oro Blu, con evidenti rimandi alla febbre dell’oro, alla Frontiera, in piena atmosfera western. Anche qui ci sono miniere di mezzo e pionieri solitari, mentre al posto degli indiani ora a fare la parte dei cattivi sono le Bestie, umani corrotti dalla geonergia blu e ridotti allo stato ferale: veri e propri mutanti assassini.  In questo scenario polveroso e bruciato dal sole interpreteremo Emmet, mezzo sangue devastato da una vistosa cicatrice blu pulsante e con un vissuto pieno di lutti e dolori, in lotta con la sua nemesi decisa a conquistare il sistema. Solo che non c’è un ranch da proteggere o una cittadina da liberare dalle scorrerie dei fuori legge, bensì installazioni minerarie sugli asteroidi e fabbriche da difendere, sino ai momenti finali dove si passa con disinvoltura dal più classico degli assedi alla Alamo, tanto per rimanere in ambito western, alla bombing run di Star Warsiana memoria. Il merito principale di queste compresse ore di gioco è quello di spiegarci come funzionano le inedite meccaniche di gioco, ma nello stesso tempo è anche il suo limite principale.(leggi articolo)

autore: Matteo Santicchia  – 11 maggio 2012


Dal sito: http://www.spaziogames.it

Nell’era della connettività il multiplayer è diventato una componente fondamentale di gran parte dei videogame, al punto da venir spesso infilato anche in titoli che con il gioco in rete hanno poco o nulla a che fare. In alcuni casi l’inserimento dell’online è stata una scelta vincente che ha trasformato intere serie e conquistato milioni di giocatori appassionati, in altri si è trattato di un mezzo passo falso, privo di senso e dallo scarso appeal. Situazione discretamente confusa per gli sviluppatori dunque, e in continua evoluzione, nella quale alcuni team hanno trovato una sorta di vocazione chiarendo immediatamente la loro volontà di creare titoli di massa, competitivi e improntati sul gioco a squadre. Tra i primi a buttarsi a capofitto in questo mondo sulle attuali console sono stati i ragazzi di Incognito Entertainment con Warhawk, titolo puramente multiplayer per Ps3 uscito nel 2007, che fu ricevuto bene dalla critica e ottenne un discreto successo di pubblico. Ora buona parte degli Incognito sono confluiti nei Lightbox Interactive  e hanno deciso di riprovarci con Starhawk, nuova esclusiva Sony ancor più curata e massiva del predecessore, ma con un’ambientazione futuristica totalmente diversa e una allegra campagna in singolo annessa.
Oggi vedremo se le battaglie dell’ultima esclusiva Playstation sono in grado di incollare i giocatori allo schermo, o se è il caso di sperare in una disconnessione precoce.

Il buono, il brutto, e il mezzo cattivo
Starhawk colpisce subito per la sua ambientazione. L’universo di gioco è una azzeccata fusione tra vecchio West e fantascienza, nel quale gli umani campano sfruttando una poderosa risorsa chiamata Rift Energy.  Le fenditure usate per raccogliere questa energia sono in grado di infettare gli esseri umani e di trasformarli in mutanti estremamente aggressivi chiamati “Bestie”, che rappresentano un grave pericolo nella galassia del titolo Lightbox. Voi prenderete il controllo di Emmet Graves, l’unico uomo che è riuscito a mantenere una mente lucida dopo essere stato infettato da un Rift. Il vecchio Emmet ha ottenuto abilità sovrumane dal contatto con la misteriosa energia azzurra, e ha deciso di utilizzare le sue capacità per fare qualche soldo, vendendo i suoi servigi come mercenario al miglior offerente. Si dà il caso però che le simpatiche Bestie abbiano iniziato a organizzarsi in un vero e proprio esercito, guidato da una persona più vicina al nostro eroe di quanto vorrebbe. Si prospettano tempi duri per il protagonista.
Come potete ben intuire dal riassunto di qui sopra, la trama di Starhawk è secca e basilare come quella di uno spaghetti western classico, cosa non necessariamente negativa se ci sono personaggi di un certo carisma a supportarla. Peccato che Emmet e i pochi comprimari che lo circondano abbiano personalità pari a zero, e che risulti estremamente arduo interessarsi alle loro vicende. Un’occasione sprecata viste le potenzialità del setting. (leggi articolo)

autore: Aligi “Pregianza” Comandini – del 14/05/2012


 

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