Max Payne 3

Dal sito : http://www.spaziogames.it

 

Alcuni personaggi hanno davvero lasciato il segno nel mondo videoludico ed è proprio per questo motivo che abbiamo approcciato questa recensione non solo in maniera quasi reverenziale ma anche con gran timore. Ritrovarsi a dover giudicare il ritorno di Max Payne non è certo cosa da poco, soprattutto se pensiamo all’importanza che questo ha avuto per i giocatori con qualche annetto sulle spalle. Accompagnato ai tempi da un gameplay da urlo, dallo spettacolare bullet time e da uno studio del protagonista da parte di Remedy davvero profondissimo e altrettanto inusuale per i tempi, non è quindi difficile comprendere quanto Max sia stato fondamentale per il gaming moderno e come sia riuscito a scavare solchi profondissimi nel cuore di ogni videogiocatore con cui è entrato in contatto. Una presenza dunque importantissima e al contempo difficile da gestire, soprattutto se pensiamo a tutti quei nomi noti che negli anni sono stati massacrati da produttori e sviluppatori in cerca di facile guadagno, capaci solo di sfruttare titoli di richiamo per attirare attenzioni e fare cassa. Per la fortuna di tutti gli amanti dei videogame però, il buon Max è finito nelle capaci mani di Rockstar che, come da tradizione, ha profuso una cura nel prodotto e nello sviluppo del personaggio quasi maniacale, confermando per l’ennesima volta che la compagnia angloamericana i giochi li sa fare, e li sa fare dannatamente bene.

Non esiste un nuovo Max, c’è solo Max Payne

Max è cambiato, ce lo dice l’incipit di questo terzo capitolo. La testa rasata, l’abbandono di impermeabile e giacca in favore di una canotta macchiata dal sangue delle vittime e un monologo introspettivo sull’importanza del denaro ce lo sbattono chiaramente in faccia. Ai nostri piedi un uomo dolorante, le cui ustioni lo ricoprono completamente e un arto sembra essergli stato strappato letteralmente via da un’esplosione. Siamo freddi, cinici e impassibili in volto. Max è cambiato. In una maniera troppo repentina per ricollegarlo in fretta all’ultima volta che lo avevamo impersonato, fatichiamo ad entrare nel suo essere, a cercare di comprendere cos’è accaduto. Qualcosa di profondo è mutato e non ci è dato saperlo. (leggi articolo)

autore: ommaso “FireZdragon” Valentini – del 14/05/2012


Dal sito; http://multiplayer.it

Ci sono tanti modi per reagire alla perdita dei propri cari. Nel caso di Max Payne, il brutale omicidio di sua moglie e sua figlia hanno trasformato un poliziotto onesto e ligio alle regole in una sorta di psicotico giustiziere della notte, una forza della natura in cappotto di pelle capace di trovare conforto solo piazzando qualche pallottola in testa a criminali come quelli che gli hanno distrutto la famiglia. Col passare degli anni però, anche il fuoco più ardente finisce per spegnersi, subentra la rassegnazione ed è appunto un Max Payne rassegnato quello di cui facciamo la conoscenza nell’atteso terzo episodio della serie, sviluppato da Rockstar Studios anziché da Remedy. Un passaggio di testimone che implica cambiamenti profondi nella natura del prodotto, trovatosi a doversi conformare allo “stile Rockstar” pur senza perdere la propria natura di shooter in terza persona estremamente spettacolare e con un alto tasso di adrenalina.   Dicevamo della rassegnazione: Max la conosce bene e ormai la sua vita è una sorta di limbo in cui si perde la cognizione del tempo, con le serate che si susseguono, scandite dall’alcol e dalle pillole. Le cose non cambiano quando Passos, presunto vecchio compagno d’accademia di Payne, lo trova in un bar del New Jersey e lo convince, seppure al termine di alcune fasi piuttosto concitate, che lasciano poco spazio per decidere a mente fredda, a lavorare insieme a lui come guardia del corpo per gente ricca e famosa, in particolare per l’importante famiglia Branco, che cura i propri affari in giro per San Paolo, in Brasile. (leggi articolo)

autpre:  Pierpaolo Greco, Tommaso Pugliese – 14 maggio 2012


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