DATURA

Dal sito: http://multiplayer.it 

 

È un’esperienza di pre-morte quella che ci viene proposta da Datura? Probabilmente sì, o comunque è ciò che fa pensare l’incipit del gioco. Il nostro alter ego si trova a bordo di un’ambulanza, non si sa perché, e va in arresto cardiaco dopo un gesto inconsulto. A quel punto l’infermiera gli applica sul torace un defibrillatore, la cui scarica ci proietta in uno scenario completamente diverso da quello in cui ci trovavamo fino a un istante prima: una foresta in periodo autunnale, a giudicare dalla quantità di foglie sul terreno, all’interno di una location delimitata da qualche cancello e da una fitta nebbia. Possiamo esplorare la zona utilizzando il controller Move oppure il Dual Shock, e ognuna di queste due soluzioni presenta i propri svantaggi (difficile accordare il termine “vantaggio” con il sistema di controllo del gioco, del resto): nel primo caso camminiamo, indietreggiamo e ci voltiamo agendo sui pulsanti del dispositivo, sfruttandone le capacità di rilevazione del movimento durante l’interazione con l’ambiente; nel secondo caso l’impostazione è quasi in stile FPS, anche se purtroppo la maggioranza delle azioni viene deputata allo stick sinistro e quello destro agisce soltanto sulla visuale, ma con molti limiti.  La sensazione di “fatica” che viene trasmessa dai controlli chiarisce subito un punto: gli sviluppatori volevano farci fruire dell’esperienza alle loro condizioni. Dimenticatevi dunque di poter scorrazzare liberamente per la foresta, che si pone in realtà come una serie di sentieri delimitati in modo molto netto, con una sovrabbondanza di barriere invisibili a impedirci di fare ciò che non è previsto dall’avventura. Alla fine dei conti lo scenario è una sorta di “hub” per accedere a un numero incredibilmente limitato di enigmi, quasi tutti davvero semplici, tanto che siamo riusciti a completare il gioco in appena un paio d’ore, con qualche difficoltà soltanto nel capire cosa diavolo si dovesse fare con il grammofono (ma un’occhiata alla lista dei trofei ci ha rivelato l’arcano). (leggi articolo)

autore: Tommaso Pugliese  – 10 maggio 2012


Dal sito : http://www.spaziogames.it

e piante del genere Datura presentano quasi tutte fiori chiari dal profumo molto intenso, che attirano facilmente insetti e animali. Tutte creature ignare di un’altra peculiarità del fiore: è velenosissimo, e possiede proprietà narcotiche e allucinogene, che in passato lo hanno reso un ingrediente prediletto nei rituali sciamanici delle tribù indiane. Datura è anche il nome scelto dai Plastic Studios per la loro ultima opera, un’esclusiva Sony pensata per il Playstation Move, che ha suscitato un certo interesse all’ultimo GDC.
Il team di sviluppatori polacchi aveva già attirato l’attenzione su di sé con la tech demo Linger in Shadows, un curioso esperimento visivo a bassissimo costo che era riuscito a stupire parecchi utenti. Stavolta però il progetto del gruppo è molto più ambizioso. Non più una semplice dimostrazione visiva, Datura è stato presentato come un titolo innovativo in grado di sfruttare il Move al massimo del suo potenziale, e di lasciare a bocca aperta gli eventuali acquirenti con i suoi paesaggi fantastici.  Noi l’abbiamo giocato, e oggi vi diremo se questo fiore ci ha catturato con la sua bellezza, o ha avvelenato la nostra Playstation.

Una selva più confusa che oscura
Inizierete Datura sul lettino di un ambulanza, nei panni di un paziente non particolarmente attaccato alla vita che fingerà un attacco cardiaco togliendosi gli elettrodi dal petto, solo per poi venir davvero mandato al creatore dal defibrillatore della dottoressa al suo fianco. Non vi risveglierete tuttavia in un ospedale, bensì in una misteriosa foresta dai colori autunnali, una sorta di strano limbo nel quale vi sarà possibile rivivere le morti altrui e da cui dovrete tentare di uscire.
L’avventura comincia con il primo verso della Divina Commedia: “nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non troppo azzeccato in verità, perché pur trattandosi di una esperienza onirica, non vi abbiamo trovato immagini concettualmente solide quanto le allegorie di Dante. Il filo conduttore di Datura è caotico quanto un elettrocardiogramma instabile, e si sviluppa in modo spesso inesplicabile. Giustificato in un titolo che “vuole” essere astratto, ma in questo caso difficilmente elogiabile.  (leggi articolo)

autore: Aligi “Pregianza” Comandini – del 08/05/2012


Dal sito: http://www.eurogamer.it 

Versione provata: PlayStation 3

Non so voi ma io adoro i giochi più particolari. Non importa se psichedelici, evanescenti o addirittura grotteschi, ma se c’è dietro un’idea originale tendo irrefrenabilmente a buttarmici a capofitto. Questa passione di solito mette davanti a piccoli grandi capolavori che rischiano di passare inosservati, oppure, quando le cose vanno male, davanti a giochi brutti e noiosi. Datura? Si posiziona nel mezzo.

Questo nuovo titolo dei polacchi Plastic Studios, al loro secondo titolo per Sony e il suo PlayStation Network dopo il piccolo, semplice e ingegnoso Linger in Shadow, è qualcosa che vorrei far provare agli amici, ma è anche il motivo per cui gli stessi potrebbero sommergermi di insulti, chiedendo a gran voce di caricare subito qualcos’altro.

Quanto è bella la normalità nei videogiochi. Ma è davvero difficile saperla gestire bene e nemmeno Datura ci riesce, o lo vuole davvero.

Questo perchè Datura ha enormi potenzialità, una fantastica atmosfera, ma quando dovrebbe colpire duro si ritrae come intimidito, perde pressione, diviene mediocre. Il gioco prende il nome da un bellissimo fiore bianco, conosciuto anche come “tromba degli angeli”, per via della forma e della massiccia presenza nei suoi candidi petali di alcaloidi.

Non è un caso che per secoli il fiore della datura sia stato utilizzato come potente allucinogeno, e non è un caso che presti il suo nome proprio a questo titolo che fa delle atmosfere oniriche il suo più grande punto di forza.

In Datura il giocatore è destinato a morire, più e più volte, singhiozzando col suo gameplay tra diversi stati mentali e fisici che probabilmente rappresentano quel limbo che separa la vita dalla morte, la lucidità alla follia. In questo contesto si dovrà interagire con l’ambiente circostante utilizzando a scelta il PlayStation Move o il Sixaxis, ma anche quest’ultimo verrà utilizzato come un motion controller qualunque, grazie alla presenza del giroscopio al suo interno. (leggi articolo) 

autore: di Francesco Serino–  8 maggio, 2012


 

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