Dark Sector

Parlando di Dark Sector ci troviamo di fronte ad un titolo che potremmo definire come trito e ritrito che però nel suo insieme non manca di far emergere qualche spunto di originalità nel contesto generale. Il polpettone si snoda come storia in un futuro abbastanza prossimo dove un virus letale per l’umanità ha contagiato già quasi tutto e tutti ma che ancora deve dare il colpo di grazia; ovviamente questo dovrà essere evitato dal nostro eroe di turno che benché equipaggaito a dovere e addestrato alla grande purtroppo è già in parte affetto dal contagio. A far da corollario a tutto ciò c’è immancabile anche l’elemento politico nel senso che l’esercito di turno cerca di riuscire in ogni modo a controllare ed isolare il batterio al fine di concquistare l’egemonia a livello globale del pianeta. Il nostro soldato speciale dovrà combattere contro la malattia ma anche contro un gruppo militare numeroso ed armato ovviamente fino ai denti.
Da queste righe emerge chiaramente la similitudine con titoli quali Metal Gear Solid… Resident Evil… Kill Zone etc etc. Ma un elemento di  originalità molto piccolo piccolo per la verità risiede nel fatto che il protagonista del gioco è, sì contagiato dal virus, ma al tempo stesso ne trae un  vantaggio in termini di forza in quanto il suo corpo crea un’arma spettacolare e letale al tempo stesso… uno spettacolare boomerang che risiede al posto del suo braccio destro con il quale colpisce avversari, abbatte barriere e supera ostacoli; passano pertanto in secondo piano tutte le altre munizioni di routine che l’utente si trova a raccogliere di volta in volta dopo aver eliminato gli avversari… se non altro per il fatto che l’utilizzo ne è limitato nel tempo in quanto si dissolvono nel nulla dopo un lasso di tempo molto breve; e ciò a discapito di questo “claive” che nasce dal corpo del nostro protagonista e che in definitiva rappresenta l’unica vera alternativa a disposizione per proghedire nel gioco. Passiamo a parlare del game.play. Sviluppo in terza persona con posizionamento di tre quarti per il protagonista con la possibilità di visionare tutto il campo di gioco con le due levette analogiche l’evidente similitudine con Resident Evil 4 rende l’interfaccia semplice facilmente intuibile ed assimilabile. La versione testata è quella per Xbox 360 ma il titolo è anche disponibile per Ps3. La relativa stagionatura del gioco (2007) rallenta la fluidità del motore grafico nelle scene concitate dei combattimenti con più soggetti coinvolti, ma nel complesso la grafica e le ambientazioni sono gradevoli e sufficientemente particolareggiate in un contesto un pò cupo di un conflitto post.bellico senza più sole né luce. Sembrerebbe quindi che a conclusione di questa recensione l’unica colpa di Dark Sector sia quella di essere arrivato troppo tardi nel panorama video.ludico ricalcando troppo “fedelmente” scenari e storie già vissute in passato con la Ps2 facendo pensare in definitiva che l’unica sua ragione d’essere e di esistere sia stata la necessità di trasporre da console old a new generation video giochi su temi militari.apocalittici.

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